top of page

Le Emergenze Spirituali

Impazzire... per bene

di Maurizio Falcioni

 

Negli anni '70, sull’onda beat e influenzati dai primi focolai NewAge, uno psichiatra rivoluzionario, di nome Stanislav Grof, diede vita ad un progetto altrettanto rivoluzionario che categorizzava diversi aspetti della patologia, inserendo una nuova fascia di accoglienza per coloro che invece stavano impazzendo, diciamo così, “per bene”.


Oggi, sono pochissimi i ricercatori che ancora osservano le direttive base su quelli che Grof definì stati di emergenza spirituale. Verrebbe da domandarsi come mai, proprio in questo periodo così altamente contaminato da un punto di vista psicologico, non vengano più identificati casi di emergenza spirituale con la stessa intensità e con altrettante strutture competenti, rispetto a quello che accadeva negli 

Le emergenze spirituali | Il Sito di Maurizio Falcioni

anni '70 in America. Perché chi entra in patologie psichiatriche viene principalmente curato secondo una formula di omologazione globale? E’ necessario comprendere che dietro un disturbo di natura psicologica non sempre 

possiamo sentenziare appropriandoci di una diagnosi accademica; qualche volta quelle che vengono comunemente definite patologie possono rivelare forma di richiamo cosmico. La mia personale esperienza conferma questi due aspetti contrapposti di patologia: in uno troviamo la chiusura verso il cosmo, nell’altro invece, tutti i canali sono sbalorditivamente aperti; l’esperienza mi ha confermato che nel seguire il proprio intuito ci si trova letteralmente tra le braccia del cosmo. Per poterlo fare, si attraversano fasi discordanti delicatissime, fino a raggiungere una stazionarietà o “maturità spirituale”, si è dunque pronti ad affrontare la “notte oscura dell’anima”.

Prigionieri di comportamenti standardizzati
Da questa prima osservazione si deduce che ogni individuo colpito da stati non ordinari di coscienza o alterazioni improvvise della personalità, che abbia come sottofondo la presenza e il richiamo verso una cosmogenesi, non dovrebbe essere incluso all'interno di una categoria standard, ma accolto e seguito con la consapevolezza che forse ci sia una tendenza ad “impazzire per bene”. Partendo da una logica semplicistica, il termine cosmo dovrebbe farci venire in mente la realtà assolutamente incompatibile nella quale siamo immersi. Infatti la radice del termine cosmo deriva dal greco kosmos che significa ordine.
Secondo Stanislav Grof quelle che definiamo patologia mentali non sono altro che il risultato di un disordine o meglio di un attrito tra la realtà interiore percepita e quella che invece preme dall'esterno, conosciuta con il nome di illusione. Tale attrito consuma lentamente le capacità di ascolto sottile fino ad inglobarci definitivamente all'interno di un sistema che esige alcune formule standard comportamentali di appartenenza. Una di queste segue un certo tipo di omologazione e si regola per mezzo della coscienza ordinaria, la quale si muove attraverso un equilibrio tra dare e ricevere, che possiamo anche tradurre con i termini colpa e innocenza. Al di fuori di questi parametri, il sistema matrice semplicemente ci esclude, il più delle volte bollandoci come pazzi, usciti dalla tangente, dalle linee guida, dalle normali formule di omologazione. Seguendo una logica, se pur semplicistica, i pazzi sono coloro che parlano un linguaggio incomprensibile.

 

Molti esempi, nella storia, confermano questo processo di naturale deviazione dalle linee di appartenenza standard verso un’individuazione dei propri talenti, della vera identità nascosta. Mi piace ricordare le stravaganze pittoresche di William Blake, dove racconta l’estrema passione per le rose del suo giardino che amava curare con meticolosa attenzione, completamente nudo.

 

Consapevolezza della nostra natura cosmica
La consapevolezza della nostra natura cosmica genera una rivoluzione, apparentemente disordinata, che ci proietta verso un equilibrio superiore, sradicando l’attrito della malattia, generando un’espansione verso la realizzazione. Come può il sistema escludere uomini e donne consapevoli? In realtà essi fanno ciò che non è concesso, lo fanno artisticamente, in modo tale da renderlo concepibile attraverso il consenso. Diventano delle guide e innaugurano forme di pensiero in linea con una cosmologia. Rappresentano quella coscienza cristica che inevitabilmente nasce dal seme della follia e germoglia attraverso lo Spirito.

Impazzire per bene significa quindi seguire un andamento innaturale per il sistema che ci governa e contemporaneamente armonizzarsi attraverso un percorso intuitivo che dovrebbe essere guidato dalla psicologia, in quanto in essa troviamo un forte legame, anche se trasversale, con il cosmo, dovuto ad una concomitanza tra fattori opposti: la perdita del cosmo e la nascita della nevrosi. Questo è ciò che intuì Grof negli anni '70 e lo fece attraverso il legame con la tradizione, prima di tutto quella sciamanica.

 

Siamo tutti programmati? Come uscire dalla norma
Esistono infinite deviazione dallo stato composto di quella natura artificiale che il sistema ha definito normalità. In verità questa non è affatto in equilibrio, ma costantemente in uno sbilanciamento di fattori, quali ad esempio le dipendenze, gli attaccamenti, i desideri compulsivi, tutte le forme di identificazione con il corpo e la necessità incombente di possederne altri. Non appena cominciamo a prendere le distanze da quella che il mondo definisce normalità, la mente si ribella: è il primo sintomo che conferma l’esistenza di un programma mentale predefinito, strutturato in modo tale da farci vedere la realtà, in linea di massima, similmente a quello che vedono gli altri.
Siamo collegati ad un sistema formativo comune? E’ possibile attuare comportamenti fuori della norma? Paradossalmente i casi di emergenza spirituale di cui parla Grof sono riconducibili ad alcuni atteggiamenti innaturali di elevazione spirituale; caratteristiche comportamentali di connessione cosmica (peack experiences, come le definì Maslow), movimenti e comportamenti rocamboleschi solitamente attribuibili ad un’età infantile.

Impazzire per bene, significa attuare strategie di rottura, de-programmazione, frantumazione delle personalità stereotipate che ci fanno sentire in un’illusione di sicurezze. Il discorso della de-programmazione è prettamente legato al grado di evoluzione dell’individuo; in termini buddhisti potremmo pensare ad una preparazione durata moltissime reincarnazioni. Nel momento in cui l’anima è pronta si innestano spontaneamente comportamenti di rottura, in un primo momento inconsapevoli, che non sempre riescono a farci emergere verso la consapevolezza di un percorso di destrutturazione della personalità fittizia. Ciò comporta un delicatissimo periodo iniziale dove, se non riconosciuti, questi soggetti vengono etichettati ed in seguito emarginati. Sono quelli che, l’evoluzionismo pedagogico ha definito “bambini indaco”.

 

Conquistare la sensibilità necessaria
Stanislav Grof elaborò un prontuario di emergenza da distribuire ai familiari di questi soggetti, afflitti da profonde crisi della personalità. I familiari potevano affrontare la transizione dei propri figli in modo cosciente, riconoscendo una linea guida elaborata proprio per ammortizzare e agevolare il processo di trasformazione psicofisica, verso un’unione cosmica completa.
Al contrario di tutto ciò, il metodo tradizionale di cura spesso non ha occhi per vedere ed è completamente sprovvisto della sensibilità necessaria per sentire direttamente questi flussi vibrazionali cosmici. La conseguenza di quest’anestesia dell’anima è la castrazione degli organi sensibili attraverso la farmacologia.
Come analizza Grof, nei casi di emergenza spirituale esistono molte sfumature che possono richiamare l’attenzione verso una diversa formula interpretativa; ci sono personalità che non superano il confine oltre il quale si manifesta una differente forma di apertura verso una cosmogenesi. Queste personalità rimangono nel ristretto territorio della patologia perché non avvertono quel particolare richiamo che permette appunto di distinguere un’emergenza spirituale da un qualsiasi caso di psicosi. Esistono quindi soggetti che vivono una condizione inferiore da un punto di vista percettivo, sono, per così dire, limitati nel recinto delle apparenze e non riescono a sviluppare gli organi spirituali adatti ad una trasformazione verso qualcosa di più grande e nuovo. Questi casi non rientrano nelle emergenze spirituali, rimangono in questo modo in un limbo, spesso ulteriormente condizionati da un’ignoranza diffusa anche tra i familiari; per loro la cura resta quella tradizionale.

 

L’ignoranza, la vera radice di tutti i mali
Come ricorda lo stesso Buddha: “la causa della sofferenza è nell’ignoranza”. Al nucleo di questo malessere c’è la tendenza a vedere ciò che è diverso come qualcosa da sottomettere o addirittura da eliminare. Gli stessi nativi americani ricordano che i conquistatori spagnoli giunsero alla convinzione che le popolazioni native non avessero l’anima e che quindi fosse legittimo renderle schiave o assassinarle.
Un’altra emblematica rappresentazione dell’ignoranza fu rappresentata dai manicomi, all’interno dei quali nomi celebri varcarono la soglia sottomettendosi alle torture istituzionali di una scienza oscura e priva di fondamenta.
Questo va ad alimenta il grande paradosso delle civiltà, la distinzione netta che emerge tra Occidente e Oriente, tra le popolazioni indigene e la civiltà moderna quella che, ironia della sorte, è stata definita civiltà dei consumi. Gli sciamani vedono la pazzia come un segno indelebile che permette subito di riconoscere le qualità di uno sciamano. Lo stesso Don Juan (ritratto a destra) raccontando di sè all’apprendista Castaneda fa emergere l’immagine chiara di una personalità solidamente radicata nell’intuito, nella capacità di seguire sentieri invisibili, che nella nostra cultura sarebbe etichettata come schizzoide. Le gesta di Don Juan sono un grande esempio di decondizionamento per mezzo di una sana pazzia o meglio, di una formula psicomagica capace di liberarci da questo enorme condizionamento che ci vuole tutti in fila e allineati.

 

Una follia... razionale
L’atto psicomagico, nella sua apparenza, dimostra una follia razionale studiata appositamente per scardinare meccanismi autodistruttivi di omologazione. Le emergenze spirituali sembrano quindi essere una spontanea attivazione di procedure inconsce di decondizionamento, attivate da flussi di natura cosmica quelli che gli sciamani definiscono “emanazioni”. Guardare negli occhi la pazzia fa rabbrividire, forse a causa dell’illeggibilità, forse perché una parte di noi reagisce ad un profondo richiamo ancestrale. La surreale compostezza che le civiltà moderne hanno raggiunto a causa dell’ignoranza si basa su fondamenta di cristallo; le persone sembrano avvolte in bozzoli di condizionamento, incapaci di esprimere i propri talenti, la propria creatività.
Da questo alto piedistallo c’è la tendenza a giudicare tutto ciò che è diverso, terrorizzati dall’idea che questo “diverso” possa essere parte di noi. Ad un livello inconscio chi è pronto per una radicale trasformazione avverte un’emergenza di natura spirituale e necessita un intervento di emergenza che possa accompagnare e sostenere questo processo.
Molti ricercatori affermano che oggi i casi di emergenza spirituale non esistono più, si sono in qualche modo estinti dopo l’enorme boom spirituale. Il proliferare delle pratiche di sviluppo della coscienza sono in qualche modo diventate un condotto naturale che, come dei magneti, attirano l’attenzione di questi casi in emergenza. E’ quindi necessario confermarne ulteriormente l’esistenza, concentrando l’attenzione sullo sviluppo dei metodi psicologici adeguati che possano accompagnare questi processi senza interferire violentemente con soluzioni meccanicistiche e obsolete.

bottom of page